AGRICOLTURA: GENNAIO ESCI DA QUESTO MAGGIO

Grandine, allagamenti, temperature sotto la media, venti forti e una scarsa percentuale di soleggiamento sono le costanti di questa seconda parte di primavera, che si sta rivelando un avversario, e non certo un alleato, dei campi.

Una primavera mai arrivata rischia di compromettere i raccolti di tutt’Italia, con risultati disastrosi per la nostra economia agricola.

Sicuramente è la frutta la più colpita da questa nuova ondata di maltempo maggese: fragole e ciliegie, ma anche nespole e albicocche, pere e meloni sono stati devastati da grandini e bombe d’acqua.

Drammatico è lo scenario per la frutta estiva. La Coldiretti sottolinea come la situazione peggiore si registri però sulle ciliegie, dov’è andato distrutto oltre il 50% del prodotto in prima raccolta delle regioni maggiori produttrici, dalla Puglia alla Campania, dall’Emilia Romagna al Veneto.

Accanto alla frutta anche verdure e ortaggi non hanno avuto scampo, su tutti insalata e radicchio, senza dimenticare le difficoltà che i campi allagati hanno causato alle attività di semina e trapianto.

Concentrandosi sulla Puglia, ad essere state seriamente colpite dalle forti piogge e dalle conseguenti alluvioni sono le aree del tarantino e del barese e le loro principali colture ortofrutticole, nonché i mandorleti.

Una vera e propria strage di frutta e verdura è evidente conseguenza dei cambiamenti climatici in Italia, che vanno condizionando la redditività del settore.

Il freddo e il conseguente ritardo della maturazione sta portando a forti vuoti di mercato, alternati a momenti di severa saturazione.

Come far fronte ai cambiamenti climatici in corso?

Aziende, enti universitari, enologi, agronomi stanno facendo i conti con questa realtà da diversi anni. I consorzi di tutela studiano come affrontarla.

Le reti antigrandine hanno contribuito a evitare il peggio, va un po’ meglio anche per le colture in serra; tutto inutile però contro gli attacchi fungini, causati dall’umidità.

Insomma, bisognerà farsi trovare sempre più pronti, studiare sempre più alternative, perché le nuove abitudini di madre natura vanno trasformandosi in normalità.